#twittomelia – Chi siamo?

Annunciazione di Arcabas - #twittomelia

#twittomelia è un gruppo di giovani preti che prova a scommettere che parlare e far parlare la Parola nei social, nel web 2.0 è possibile. E non solo: forse è anche auspicabile. Forse è la Parola stessa che chiede di essere annunciata in ogni ambiente e lingua. Come cristiani, come preti ci crediamo! La forza intrinseca del Vangelo davvero può fiorire nel mondo degli hashtag, dei tweet, dei profili, dei “mi piace”.

L’idea di chiamare il progetto “#twittomelia” ci viene dall’invito del cardinal Gianfranco Ravasi, persona decisamente social addicted, dati gli oltre 70.000 followers su twitter e i numerosi incontri da lui promossi per giovani blogger

C’è ancora un lungo cammino da fare, ma adesso è il momento di essere su internet. C’è un divario che va colmato, dopo il divorzio tra il linguaggio dei preti e quello dei laici

Lui stesso lanciò la twittomelia: la predica in 140 caratteri. Stringata, concisa, ma che non smarrisca la ricchezza del contenuto.Questa brevità noi di #twittomelia la sentiamo come una vocazione Questa brevità noi di #twittomelia la sentiamo come una vocazione: d’altra parte è la Bibbia stessa che ci parla di un annuncio breve, quanto capace di scaldare i cuori. Gesù gridava all’inizio del suo ministero in 81 caratteri:

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,14-15)

E così la Chiesa delle origini testimoniava la sua fede nel Signore risorto in un kerygma di 69 caratteri che annuncia che

Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (At 2,36)

I primi tweet che aprono alla fede, ci piace pensare. Illuminanti proprio perché lasciano da parte un “di più” che, pur essendo importante, rischia di diventare ingombrante. Illuminanti perché recuperano una pienezza che non viene sminuita dal fatto di essere brevi e concisi, ma anzi ne viene potenziata. Su questo noi di #twittomelia scommettiamo. D’altronde lo sappiamo tutti – anche se talvolta noi preti ce ne dimentichiamo – che le prediche brevi e profonde sono le migliori.

Speriamo che questo hashtag possa raccogliere la voglia di tante persone di raccontare la fede #twittomelia, però, non nasce con il semplice scopo di proporre un messaggio, senza confronto e senza contraddittorio. Il nostro desiderio è ritornare al senso originario del termine greco homilèo (da cui deriva “omelia”), che indica una conversazione familiare. Questa è anche la chiamata che ci arriva dal mondo dei social network, la cui anima è il dialogo, lo scambio di opinioni, la discussione, la condivisione. Per questo speriamo che questo hashtag possa raccogliere la voglia di tante persone di raccontare la fede, il parlare continuo della stessa Parola che in ciascuno sboccia in modo diverso: non solo preti, ma anche e soprattutto laici, insieme Popolo di Dio. Nei social network non ci sono esperti: noi abbiamo deciso di vederlo più come una possibilità che come un limite.

Quindi, cosa aspettate? Iniziate anche voi a condividere quello che la Parola suggerisce ai vostri cuori con l’hashtag #twittomelia: di certo sarà dono per qualcuno, di sicuro è annuncio e testimonianza. Lo facciamo per i film, le serate con gli amici, le partite di calcio, le news dal mondo. Perché non dovremmo farlo con quello che abbiamo di più prezioso, la comune fede in Gesù Cristo?

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